AppleSkin è il nome con cui viene comunemente indicato un materiale sviluppato a partire dai residui della lavorazione industriale delle mele. Buccia, torsoli e altre frazioni vengono recuperati, essiccati e trasformati in una materia prima che può essere incorporata in supporti destinati a moda, calzature, accessori e interior design.

Da dove nasce l’idea

Il progetto è legato a Frumat, realtà di Bolzano che ha lavorato sulla valorizzazione dei sottoprodotti della filiera della mela. In Alto Adige la disponibilità di scarti della spremitura crea una materia prima locale che, invece di essere trattata soltanto come residuo, può entrare in una nuova catena del valore.

Come avviene la trasformazione

In termini semplificati, i residui vengono raccolti, asciugati e micronizzati. La polvere ricca di fibre viene quindi utilizzata come componente di un materiale composito. La formulazione finale può cambiare in base alla destinazione d’uso: una superficie per borse richiede proprietà diverse da una fodera, da un rivestimento o da una tomaia per calzature.

Il punto più interessante non è “fare pelle da una mela”, ma usare una quota di materia secondaria per ridurre la dipendenza da risorse vergini.

Per quali prodotti viene usata

Le applicazioni più comuni riguardano borse, portafogli, sneaker, piccola pelletteria, rivestimenti e alcuni progetti di arredamento. Il vantaggio per i designer è la possibilità di lavorare con superfici, colori e spessori differenti mantenendo un racconto di filiera facilmente comprensibile.

È davvero un materiale naturale?

È più corretto definirlo un materiale bio-based o a contenuto bio-based, non “pelle di mela al 100%”. Per ottenere durata, flessibilità e resistenza servono leganti, supporti tessili e altri componenti. La composizione esatta va quindi verificata nella scheda tecnica del prodotto specifico.

Cosa controllare prima di acquistare

  • percentuale e origine della componente bio-based;
  • tipo di supporto tessile e finitura superficiale;
  • test di abrasione, flessione e resistenza all’acqua;
  • istruzioni di manutenzione e fine vita;
  • tracciabilità del produttore e disponibilità di dati tecnici.

Approfondimenti di riferimento: Saperi&Co – Sapienza Università di Roma; CFDA Materials Hub; Interpoma / Fiera Bolzano.